mercoledì 23 aprile 2008

Il nostro mare



Una croce in mezzo alla spiaggia, è piantata nel nulla.
Non c’è polvere di mare accumulata ad indicare che lì sotto c’è qualcuno che una volta ha lasciato le sue impronte sulla polvere del mare. Chi sta ricordando, chi l’ha conficcata? Chi nasconde, chi protegge? Una croce senza storia, un ricordo sepolto. Camminiamo affiancati e lassù vola un aquilone. Non si vede chi lo conduce, non si vede il filo che lo tiene legato alla terra ma sembra che le sue ali invochino: aria! Aria! Le onde del mare sono cristalline e fresche come gli spruzzi salati che la tua lingua raccoglie. Scodinzoli, ti sgrulli e ti zampillano intorno gocce di vetro che si accendono al sole, le scintille della tua felicità. Un’altra passeggiata nella vita. Colgo il tuo sospiro rilassato, arioso. Sento il tuo cuoricino impazzito e riconoscente. Ogni tuo sguardo mi dice: grazie, grazie! Ogni mio sorriso ti risponde: grazie, grazie! Siamo due pazzi ma mi piace questa pazzia così chiara, così rispettosa degli altri. Di tutti quelli che non si definiscono pazzi e uccidono, frustano e tengono a catena. Lo fanno caro Argo per sentirsi uomini mentre mostrano la loro bestialità. Camminiamo affiancati e penso che forse io ho solo il riflesso di te che voli altissimo. Appartieni più al cielo che alla terra e vorrei avere la tua leggerezza e librarmi in mezzo alle nuvole senza peso. Io di te ho solamente un’immagine olografica che mi torna indietro da anni luce, come certe stelle che scompaiono ma lasciano l’eco della loro vita nell’universo. Vivi da sempre ed esisterai per sempre. Perché il tuo cuoricino a differenza del mio ha già assorbito tutto l’amore del mondo. Camminiamo affiancati lungo questo mare, lo stesso della prima volta quando tu al finestrino dell’auto divoravi con gli occhi la distesa immensa che si muoveva a ondate. Il mare nella tua vita, per la prima volta! Faceva freddo quel giorno ed il vento spolverava i nostri occhi con la sabbia. Sollevava il tuo pelo sempre più lungo, sempre più d’oro. Sollevava a tratti anche le tue orecchie leggere come due foglie d’autunno. Eri uno spettacolo su quella spiaggia così piccolo di fronte al mare così grande! Eppure in te c’era qualcosa che ti faceva crescere a dismisura e rimpiccioliva il resto del mondo. Mi cercavi per condividere l’emozione. Saltavi verso l’acqua, tornavi indietro interdetto dall’onda, annusavi in terra, alzavi il muso al cielo. Il mare! Quello delle nostre due esistenze prima separate e poi parallele. Quello che si gonfia, si innalza e copre tutto il male ed il bene del mondo. Immagino spesso cosa vedremmo se il mare si ritirasse altrove. Quanti tesori e quanti orrori scopriremmo sulla terra asciutta?
Quanto dovremmo camminare per attraversare il deserto di un mare?
Ma adesso il verde azzurro incalza in una spuma leggera e odorosa. Tu alzi la testa, aspiri l’aria. Il mare! Sembra che hai assorbito la parola che ti ripeto sottovoce da quando siamo qui. Un cagnolino come te può imparare fino a 200 parole nella sua vita, la quantità dell’apprendimento di un bambino di 5 anni. Sono molte di più secondo me. Comunque sia tieni a mente il mare, Argo. Un giorno ci troveremo di fronte ad un’altra distesa, forse non avrà lo stesso fruscio, forse non avrà neppure lo stesso colore. Ma di sicuro la guarderemo insieme perché su quella spiaggia nessuna traccia di essere vivente si perde, nessuna orma si cancella. Quello sarà l’approdo più intenso. E allora in mezzo alla moltitudine di ombre che furono persone e che affolleranno la spiaggia ci correremo incontro, felici di rivederci dopo una separazione fin troppo lunga. Allora ti alzerai sulle zampe posteriori come hai cominciato a fare da un po’, tirerai fuori la lingua e mi dirai con parole umane: mamma, guarda! Il nostro mare…

La notte del fuoco


Tutta la mia vita mi ha portato a questo punto, a queste giornate con te.
Come la notte del fuoco.

Ci siamo svegliati insieme, ricordi? Nell’aria un odore fumoso che prendeva alla gola e inceneriva il cuore. Il crepitio era lontanissimo ma arrivava in ondate anomale. Ci siamo agitati insieme e poi di corsa fino al limite della valle, laggiù dove il terreno si interrompe e comincia il cielo. Era là che c’era il bagliore, il fumo pesante. Era là che un altro bosco moriva. Ti sei seduto vicino vicino a me. A cercare conforto o a comunicarmi conforto. L’alito dell’incendio ci scaldava un po’ anche se non sentivamo il ruggito feroce della bestia di fuoco. Il calore arrivava a tratti e si sudava. Poi il vento cambiava scia e gelavamo nella notte. Abbiamo passato tanto tempo a guardare laggiù ed io pensavo a quanta follia c’è nella mano che accende un fuoco. Eppure quella stessa mano milioni di anni fa lo fece con tanto amore da donare a questo pianeta un’invenzione irripetibile. In quale falò abbiamo bruciato i nostri principi di civiltà?
La notte del fuoco è trascorsa lentissima, tu ed io abbracciati sul limite della valle, immersi nei nostri pensieri. Chissà quante altre notti in posti diversi, quella stessa notte, sono state illuminate da un fuoco. Tutto il mondo sta bruciando, Argo. E’ come se volessimo disfarci di noi stessi in un’unica ardente fiammata. Mi guardi girando la testa così lentamente che mi sembra di vederti al rallentatore. Nei tuoi occhi c’è il bagliore della notte accesa dalla cattiveria umana. Se tu potessi correre laggiù forse cominceresti ad abbaiare per avvertire tutti gli animali in pericolo. Se io potessi correre laggiù ucciderei i piromani dentro alle fiamme fino a vedere la loro pazzia ridotta in cenere.
E poi è spuntato il sole ma non ce ne siamo accorti subito, in tutto quel silenzio il frastuono dell’alba è passato inosservato. Hai sbadigliato e ti sei accoccolato in braccio a me. Il bagliore laggiù si era attenuato, forse avevano domato le fiamme. E mi sono ricordata in un flash quello che ho sempre pensato del dolore. E’ la luce della felicità che gli fa perdere i colori della notte. E’ per questo che ogni giorno ritorna l’alba.
Tu dormivi con un respiro e un sospiro leggeri. Ti ho tenuto ancora un po’ in braccio, caldo di quel calore che cova sotto la cenere.
Il mio incendio privato che ancora ci illumina in due.

La mia metà migliore


Sei la parte più bella di me. Quella ricca di verdeazzurro. Quella che affiora dai miei occhi. L’oasi protetta all’ombra del cuore che accoglie i sogni e gli fa prendere respiro e poi li lancia come strali oltre la mia stessa vita. Sei la mia fisicità, il mio pensiero, i valori che sostengono il mio cuore, gli ideali ai quali seguito ad immolare la mia vita. Sei il solco che divide la verità dall’irreale, quella ferita aperta nella quale mi rivolto da anni, impolverandomi l’anima. Sei la forza e la spinta, la giovinezza che è rimasta fissata dentro e sopra il mio corpo. Una stimmate inaspettata, un’eredità genetica che non mi fa invecchiare. Ma le cicatrici caro Argo ci sono tutte. Stanno lì nelle pieghe della pelle, solcano in profondità tutta la mia esistenza e la traccia che lasciano dopo il loro passaggio è la bava di dolore che strizza il mio cuore. Solo tu hai potuto farmi riprendere respiro, correndo accanto a me hai rallentato pian piano fino a fermarti. Ed io ti ho seguito per fortuna. Mi sono fermata con te. E poi il tuo cuore in punta di dita. Un’altra emozione inaspettata che tu elargisci come se fosse niente la tua vita. Come se fosse niente il tuo amore. Siamo dalla tua vet preferita. Quella che ti si accoccola accanto e poi ride mentre tu le salti sopra e la lecchi uggiolando. Quella che ieri ti teneva fermo per le gambe posteriori mentre io ti tenevo abbracciato e ti sussurravo: tranquillo, tranquillo…ma il tuo cuoricino era a mille. Le due dottoresse ti hanno rasato proprio lì, sopra al cuore. Sopra a quel tam tam veloce veloce. E sul monitor ho sentito la tua vita come il riflusso di un torrente. Limpida, crescente come una luna. Commovente come un’alba. Ancora una volta hai fatto divertire qualcuno, ancora una volta hai accomunato qualcuno. Le due dottoresse sorridono e guardano ed esclamano: guarda come respira! La foto dello scorrere della tua vita, delle tue emozioni. Fissate su un foglio stretto nelle mie mani. E poi tu che vuoi correre fuori per paura che ti facciamo un altro scherzo! L’eco cardio è perfetto. Sei in forma e in salute. E’ la notizia più bella dopo questa giornata così nervosa per me. Hai avvertito la mia insicurezza e ti sei comportato di conseguenza. Nervoso e scattante. Ma quando usciamo avverti la mia felicità e salti incontenibile con una pallina nuova nuova che la tua ex mamma Martina ha voluto regalarti. E ti porto via, ti porto a casa con quella pallina stretta tra i denti come la mia vita che hai catturato e che proteggi da quindici mesi. Quindici mesi oggi! Grazie pisolo…

lunedì 14 aprile 2008

Grazie Debbie

Ecco il momento!

Dopo quasi 8 ore di attesa tocca a noi. Siamo emozionate perché Pawnee ed Argo debuttano in jumping e agility…tutto comincia in sordina. Io mi assento perché non condurrò il piccolo campione (lo distrarrei se sbagliassi un comando). Cerco un posto adatto e accendo la telecamera. Però scateno il panico. Debora va in esplorazione cercandomi.

Ci si passa voce: Amalia è sparita! Vania e Barbara preoccupatissime seguitano a chiedere: ma dove è Amalia? Il campo sussurra, trattiene il respiro.

Sembra un giallo a puntate: dove è Amalia? Poi il cellulare mi squilla e l’arcano si risolve. Debora comincia a scaldarsi a bordo campo. La osservo da lontano e mi sembra che stia ballando la rumba…Pawnee è molto più tranquilla ma la guarda con sospetto. Via tocca a loro! Argo entra col suo passo caratteristico: saltelli e scodinzolamenti. Parte, ha solo due incertezze ma poi prosegue come fa sempre quando si trova in campo. Entra Pawnee e parte a mille. Fa un errore ma sembra che sia il via per un percorso netto in velocità. E’ gasatissima e brava! La stranezza la fa Debora. Appena in campo inizia uno strano rituale ballato e zampettato (la telecamera la immortala). Tutti ci stiamo chiedendo se è la danza della pioggia o un rituale anti sfiga. Oppure se le è entrato nella felpa un animalaccio…Lei imperterrita continua a dimenarsi, colgo commenti accanto a me. Sembra che siano tutti incuriositi da quel metodo innovativo di condurre. Il jumping è andato alla grande per tutti e due i nostri pupi. Sono le 18.30 (dalla mattina alle 11.00 che siamo in attesa). Ora ci sarà l’agility. Via tocca a loro! Argo entra di nuovo saltellando e scodinzolando. E’ stanco e fa il percorso con calma e qualche incertezza. Ma è ugualmente bravo! Pawnee urta un ostacolo e per un secondo abbiamo paura che si sia fatta molto male. Debora è in ansia ma la piccola riparte e anche questa volta si dimostra una velocista nata! E riecco che Debora fa la stranezza…Riparte con la danza. Questa volta sembra Carla Fracci che si libra in aria e poi ricade sulle punte. Anche lei saltella come Argo. Fa una giravolta e poi si china (che voglia un applauso?). Accanto a me una signora è molto interessata e chiede: è bello questo metodo di condurre. Chi lo insegna?
Stendo un pietoso velo sulla esibizione e mi avvicino ad Argo e a Pawnee che fuori dal campo sono incontenibili. Coccole, premietti e tante tante risate. Sono quasi le 21.30. Con Debora ci mettiamo in macchina. Sul raccordo ci fermiamo a prendere qualcosa da bere. Debora è ancora sotto choc per la giornata intensissima. Io sono più riposata anche se non mi reggo in piedi. Ho un’ultima visione di lei e Pawnee che si allontanano in direzione Nettuno. Mi sento felice per le esibizioni dei nostri due campioni. Ma mi sento felice soprattutto di condividere tanto con una persona che in pochi mesi è diventata tanto per me e per Argo.
Grazie Debbie. Anche se balli la rumba noi due saremo sempre i tuoi fans più irriducibili!!!

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giovedì 10 aprile 2008

Indovinello...

Indovina, indovinello chi ci sta sotto il...telo ?

Un bello????


martedì 8 aprile 2008

Abbiamo fatto sorgere il sole

Sono giorni che piove e tu guardi dietro ai vetri della finestra il terrazzo bagnato. Stai in silenzio, gli occhi fissi, quasi immobile. So quello che sogni: il sole! Quei raggi che da quando stiamo insieme ci hanno inseguito e raggiunto dietro agli angoli, dentro alle case, nei recinti e sui prati fioriti. Quei raggi che fanno sudare ma penetrano come una lama dritti nel cuore e poi gocciolano giù, in fondo in fondo all’anima e se glielo permetti la accendono di riflessi. Dove si sono asciugati quei raggi da qualche giorno? Li cerchi, li invochi ed io non posso fare altro che lasciarti sconsolato davanti ai vetri della finestra che dà su un terrazzo bagnato. Ma non sarei creativa se non mettessi a frutto esperienza e idee! Come ho fatto a non pensarci prima? E allora di corsa in ufficio a montare spezzoni e contributi filmati di vecchie cassette. E poi di corsa a casa da te. Inserisco il dvd e spunta il sole! Tu siedi accanto a me e guardi. Lo schermo è illuminato dall’alba ripresa ad Ischia. Poi cambia inquadratura e la luce irrompe a Sorrento, i raggi fanno capolino tra gli alberi di limone. Scendiamo un po’, guarda c’è il sole a Taormina, un tramonto mozzafiato! Mi fissi, che c’è Argo non riconosci la felicità? I tuoi occhi si voltano ancora verso la tv. Il sole! Il sole! E’ tornato e sta illuminando New York ed è tanto in alto da superare il grattacielo più alto. Lassù splende senza ostacoli ed emana tutta la potenza del suo luminoso calore. Sembra che quel soffio ardente ci stia alitando addosso. I tuoi occhi non lasciano lo schermo. Guarda come picchia il sole a Toledo, sulla plaza de toros e tutti che si sventolano coi ventagli variopinti. Oh guarda Argo! C’è il sole anche a Caracas e lì sì che è forte. Bisogna proteggersi bene altrimenti brucia e fa maledettamente male. Attento adesso: ecco il sole arriva dentro la grotta azzurra. Mamma mia che colori. Bisogna socchiudere gli occhi perché rischiamo di ferirci con questa luce inverosimile. Il sole! Il sole! E adesso la magia: il sole al di sopra delle nuvole nel volo di ritorno da Budapest! Sfilo il disco e lo schermo resta al buio.
Hai superato la malinconia? Ce ne andiamo davanti alla finestra del terrazzo. E’ ancora grigio però adesso sai che dietro quelle nubi c’è il sole. Spunterà prima o poi. Vedrai Argo spunterà, è una promessa. E se mai dovessimo sentirne la mancanza allora mi inventerò un film per alleggerire il tuo cuore e per riempire i miei occhi con la tua luminosa felicità. Perchè noi due insieme possiamo anche far sorgere il sole…

Quei pomeriggi su un campo fuori città…




E’ un tacito appuntamento. Non c’è premeditazione perché dipende dagli incontri sempre diversi e invece da un po’ ci ritroviamo tra noi. Barbara, Alessandro, Debora e Vania. C’è tranquillità, siamo tutti un po’ rilassati. Complici quei raggi di sole che scendono nel tramonto ma sono ancora tiepidi e fanno compagnia. Complici i giochi e l’agility, i nostri pelosi affiatati, i discorsi pieni di affetto. Ridiamo spesso e poi ci sdraiamo sull’erba. Barbara corre dietro a qualche quadrupede, Alessandro viene preso in ostaggio per rimontare qualche cosa che il vento ha smontato. La sua dolcissima metà, ragazza solare e divertita dagli eventi conduce in agility un Marvin tutto pepe. Debora sdraiata a pelle d’orso con la macchinetta fotografica cerca di immortalare chiunque le passa davanti. Vania stringe tra le braccia il suo golden cucciolo Ike! Bisogna trattenere il respiro certe volte perché l’amore di felicità che si annusa qui è denso e cremoso. E’ tanto ricco che fa male al cuore. E sono loro che ci hanno fatto incontrare: Jack, Lamù, Ike, Pawnee, Zero, Bubble, Marvin, Argo. Complici di questi pomeriggi, di questi scherzi, di queste risate fresche. Con Debora che se ne esce sempre con qualche aneddoto o con qualche comando da SS ad uno Zero stupito e remissivo. O a una Pawnee che corre e salta come una campionessa da medaglia d’oro. E Bubble che osserva interessata mentre sperimenta la socializzazione con una Lamù in miniatura ma con un carattere da peperina. E Jack che marca il territorio con spavalda fermezza. E Marvin che nulla può fare se non dire la sua dal trasportino partecipando al pomeriggio di lavoro e relax. E Argo che sfodera il suo talento per la polvere e si rotola dappertutto così da non perdersi nessun bagno di fango. In mezzo ai comandi e alle direttive c’è questa calma soleggiata, questa attesa della festa, questi sentimenti sospesi a mezz’aria addentati come i panini di Debora. Questo stare al gioco perché il gioco ti ha coinvolto. Questo “lavoro” da fare che non è più lavoro ma piacevolissimo incontro.

E così la conoscenza ci immerge nell’amicizia e ciascuno approfondisce e sonda l’animo altrui. E in mezzo a noi sempre loro che corrono e giocano e ti travolgono o si sdraiano con la lingua fuori dai denti a riprendere fiato. Loro che ti distraggono un attimo e poi ti lasciano tranquillo a pensare a questo pugno di amici per caso su questo campo fuori città. Che nome si può dare a certe sensazioni?
Vita.

Semplicemente e niente di più che vita. Vita insieme, consumata con intensa partecipazione. Vita quotidiana, bella da raccontare. Vita che non ti fa perdere tempo e ti lascia in bocca il gusto di averla assaporata. E passa la fame. E passa la sete. E passano i brutti pensieri. E resta solo un pugno di amici per caso su un campo fuori città.





Per aspera ad astra



Se aspiri alle stelle non stringerai mai un pugno di fango. Me lo hai fatto capire tu. Ad augusta per angusta. In alto si arriva, è inevitabile. Non ricordo più chi disse: il vero peccato è ricevere tanti inviti a salire e restare perpetuamente a livello della mediocrità. Vorrei aggiungere che se si sceglie un amico come te in alto si arriva, è inevitabile. Quattordici mesi.








Abbiamo camminato affiancati. Mi sei piaciuto sempre di più. Ci sono gusti che ci dividono, ci sono idee che ci accomunano. Aspiravo all’alto e sei arrivato. Lo sforzo di raggiungerti mi fa sollevare sulle punte, finalmente sto vivendo con leggerezza! Quando lotti e fatichi a trascinarmi e non molli la presa io ti sono riconoscente. Sto uscendo dalla corazza, come il cavaliere che si spoglia degli ornamenti della lotta. La mia tenzone finisce dove tu appari. Quante altre cose mi farai capire col tempo? Sei un filosofo e prendi la vita con il ritmo giusto. Inviti alla danza con movenze eleganti e sinuose chiudendo gli occhi e lasciandoti andare allo spettacolo dell’esistenza. Ad augusta per angusta. Ormai conosco la strada, so come si fa per avvicinarsi a te. E per anguste strade io ti raggiungerò. Intanto la mia vita prosegue nella tua vita di tutti i giorni con mia zia che mi ricorda che devo comprare le mele Golden perché sono quelle che ti piacciono di più e restano succose ed aspre. Con Sara che scende dal piano di sopra per parlarti, è più forte di lei e tu che l’adori da quando eri cucciolo perché senti l’odore del suo amore. Con Rossana che ti fa giocare anche se a volte è stanca e dolorante e poi tende la mano a sfiorarti in una carezza tenerissima. Con mio cugino che chiude il negozio e arriva di corsa per farti mangiare il pane bruschettato. Con il palazzo che trattiene il respiro quando usciamo e la signora a piano terra che cerca di accarezzarti senza successo e non si dà pace! Con quella del secondo piano che ti segue con gli occhi e sorride scuotendo la testa. Con Iolanda e Trice che ci chiamano e poi restano a guardarti rapite. E il figlio di una delle due che dice: è il cane più bello del quartiere! Malcelando un orgoglio inaspettato. Con Aldo che la mattina all’alba ti provoca, ti strapazza e ti fa fare le capriole. Con il papà del fabbro che si informa sui tuoi progressi in agility. Con Marcella che ha il terrore dei cani ma sul terrazzo ti si avvicina e ti cerca se non ti vede. Con la signora del palazzo di fronte che urla a squarciagola il tuo nome fino a che non la fissi incuriosito. Con la dirimpettaia che ci saluta con la mano. E tu? Ti concedi con parsimonia, capricci da star! E io? Mi sento uno scoglio caro Argo e sono in difficoltà di fronte allo tsunami che hai provocato e che mi corre addosso. Come può uno scoglio arginare il mare? Sei l’onda anomala che ha investito la mia vita e a ben vedere quella di tante persone. Sei una creatura troppo grande per riservare solo a me le tue scorte d’amore. Lo capisco vedendo l’attenzione e la tenerezza che hai suscitato in tante anime. Tutto quello che dai a ciascuno diventa prezioso, profondo. E più scavo più scopro. E più scopro più c’è da scavare. Io sono lo scoglio caro Argo e mi trovo esposta a queste onde che portano a riva un profumo denso. Che trascinano la ricchezza che giace sul fondo. Che bagnano e spruzzano il cuore inumidendolo di una salsedine di affetto e soprannaturale. Io sono lo scoglio e tu sei il mare e intorno a noi tanta gente sospira aspettando l’onda per solcare questa azzurra serenità di infinito.
Tu mio migliore amico. Pezzetto di gioia in questo angolo di città.

martedì 1 aprile 2008

Un tir nella notte

Stiamo viaggiando e tu giochi. Sei felice ed io sono felice per te. Ti sto portando in Spagna. Ci rincorriamo dentro al ventre caldo di un bisonte della strada con altri cagnolini e cinque umani.





Ecco il mondo delle avventure, ecco la vita reale. Scendiamo in autogrill, il tempo di annusare il cielo e l’aria sotto al cielo tutto stelle. Poi via verso un altro paese, un’altra vita. Il viaggio dura un attimo forse perché siamo tutti presi da noi stessi. Tu sei elettrizzato. Cantiamo, giochiamo, abbaiate. L’allegria è di casa dentro a questo bisonte buono che come un cavallo di troia ci contiene e con noi contiene la felicità. Sembriamo bambini, nessuno pensa all’impegno di lavoro che ci aspetta. Con voi è festa, è vacanza, è voglia di stare al gioco!
In Spagna parcheggiamo davanti al Palau de Congressos de Catalunya e scendiamo. Tutti in fila dentro alla sala plenaria. Inizio a dare direttive per allestire. Tu scodinzolando sali sul palco. Tre cagnolini ti guardano dalla platea. Ti accovacci e fai la popò. Penso tra me: che brutta figura! Ma non ho fatto i conti con il tuo carisma. La prima risata irrompe, spezza in due il silenzio, viene trasmessa dagli altoparlanti e nella sala diventa un’eco contagiosa. Qualcuno ha attivato la telecamera mobile e la tua silouette si staglia sul grande schermo cinerama. Tu guardi dritto in macchina. Sei una star impegnatissima! Raccolgo ridendo il tuo bisognino mentre zampetti felice verso i tuoi tre amichetti. Inizio a lavorare con la squadra di tecnici. La scenografia prende vita. Le luci si accendono e si smorzano, si affievoliscono e poi tornano a risplendere sullo schermo di venti metri. Le voci emozionanti di Freddie Mercury e Montserrat Caballè intonano “Barcelona” e la magia vola alta inondandoci. Passano le ore, comincio a essere stanca. Con la troupe decidiamo che possiamo consegnare l’evento alla squadra operativa. Si riparte! Tutti in fila di nuovo ad annusare il cielo e l’aria sotto al cielo tutto stelle. Il tir ruggisce, tu abbai. Via verso l’Italia, verso Roma, verso casa! Corri, sei senza freni. Mentre i tuoi tre amichetti dormono sfiniti tu giri, annusi e saltelli cercando di coinvolgere tutti quelli che ti passano vicino. Arriviamo che è giorno e via di corsa a fare agility al campo di Barbara. Il pomeriggio è ricco di sorprese: Debora fa scendere dall’auto la sua tribù: Pawnee, Zero e una Bubble che è la tua fotocopia! Decidiamo di dar vita ad una dinastia di Golden color biscotto. Ma non ora. Siete troppo giovani e tu sei finalmente stanco! Il matrimonio è rimandato, ma l’impegno resta valido! Che dirti Argo?
Gracias por esta perfecta armonia, màs especial amigo de mi vida!

Quella carezza della sera


Sei luce e ombra e rifletti lo spazio dell’infinito.
Mi basta accarezzarti e scopro mondi irraggiungibili a portata di mano. L’universo che contieni ti porta un passo oltre me.
Ci sono voluti secoli e studi approfonditi per capire che sei una creatura irrimediabilmente infinita. Oggi tutti sperano di spiegarti, di dimostrare quello che sei da sempre: superiore agli esseri animali che si sono sollevati su due gambe per sentirsi più vicini al cielo, mentre tu sei il cielo. Fedeltà e amore ti appartengono per istinto e per passione. E dietro? Dietro c’è il mondo intero. Noi con le nostre catene che ancorano il cuore, con le difficoltà ad assorbire e a respirare la felicità seguitiamo ad uccidervi per cancellare quello che non saremo mai. Noi ci riuniamo per scoprire come dovreste comportarvi, che cosa è meglio per voi. Voi osservate e aspettate pazientemente guardandoci con amorevole tenerezza. E poi con un gesto, un suono, un’occhiata spiegate l’inspiegabile e lasciate che sembri una scoperta. E allora ci stupiamo e diciamo: è inspiegabile! E questo è solo l’ennesimo dono. Se riuscissimo a osservarvi scopriremmo che non avete bisogno di lezioni, di comandi, di suggerimenti. E’ il contrario. Buon senso purissimo e cristallino da respirare, da assimilare, da condividere. Buon senso che vendete, che dovremmo comprare immediatamente. In queste ore che precedono il sonno mi accoccolo vicino vicino a te, sento il bisogno di sapere di più. E la mia mano sul tuo fianco è quella carezza della sera diventata ormai un’abitudine. Non riuscirei ad addormentarmi se non ti salutassi così. Ti alzi e vieni nella mia stanza se non ti saluto così. Qui dimentico tutto quello che ho fatto durante il giorno e mi concentro su di te. E allora riesco a sentirti oltre il silenzio e dentro al tuo sospiro. Intuisco la tua pace, la tua sensibilità potente e ciclopica e cerco di assorbirle. La tua anima trasparente che disseta quella sete più intensa che ho sempre avvertito. Quella sete che arde la gola e screpola le labbra. Vicino vicino a te sento l’esistenza di quel mondo parallelo dove siamo spiriti. Quel mondo parallelo dove non esistono recinti e nemmeno nuvole che limitano un volo. Non ci sono turbolenze, non ci sono esondazioni se non quelle del cuore. In questa carezza della sera ti capisco un po’ di più. Sento che mi ascolti e mi spieghi, mi racconti e mi vuoi bene. In questa carezza mi perdo un po’ ma mi ritrovo con te.
Perciò tu ed io sorridiamo nel sonno.


Ma noi non ci saremo

Questa notte sono uscita nel campo. Buio come il cielo senza le luci.

Buio fino in fondo dove diventa orizzonte.

Limite dello sguardo oltre il quale non vedi più né buio né luce. Ho avvertito la tua vita accanto alla mia. Mi sono girata a cercarti ma tu eri già andato oltre in perfetto silenzio.



Ed è a quel giorno che penso ogni giorno. A quando mi sorpasserai ed io continuerò a fissarti mentre ti allontani, allora non potrò richiamarti.
Oppure sarò io a sorpassarti e tu ti sentirai tradito e offeso. Avrai paura e ti lascerai morire? Mentre trascorre il tempo e tu compi gli anni io penso allo stesso addio, a tutte le volte che ho seppellito un pezzetto di me, che ho ripreso il largo senza voglia di esistere o di resistere. Eppure senza questi naufragi sarei tornata in superficie per una nuova bracciata? Quell’acqua che mi ha sempre spaventato e intrigato si sarebbe spalancata a sommergermi e poi a farmi riaffiorare con la voglia di un nuovo respiro? I miei polmoni e il mio cuore a chiedere aria, gli occhi e l’anima a cercare una fonte luminosa. Bentornato! Ma da dove Argo? Chi eri prima di te stesso, qualcuno che ho già conosciuto e perduto? E dov’era la porta che è sbattuta dietro di me separandomi dalla famiglia che avevo?
Il campo è ancora buio come il cielo senza le luci. Ma laggiù in fondo è iniziata una tempesta magnetica che porterà lampi lucenti e vento sferzante. Laggiù in fondo è iniziata la tua corsa e il mio cammino. Laggiù vedo la casa piccola con il giardino immenso per i tuoi giochi e il mio riposo. Laggiù vedo le giornate di sole all’ombra del melo e la tua cuccia nuova e la mia sedia a dondolo. Laggiù ci siamo già noi come saremo. Adesso dobbiamo andare laggiù. Per ritrovarci ed esistere.
E intanto il mondo prosegue e le notizie non sono confortanti. Tra sette miliardi di anni il Sole inghiottirà la Terra in un boccone di fuoco. Tra vent’anni i ghiacciai saranno pochi ghiaccioli nel freezer del pianeta. Tra cinquant’anni i bambini non sapranno che cosa era un bosco. Tra cento anni tutti avranno problemi respiratori gravi. Ma noi non ci saremo Argo. Perciò sentiamoci fortunati per queste splendide giornate con un sole ancora amico, per i fiori di un campo ancora verde smeraldo e l’ombra fresca di alberi secolari. Godiamoci i momenti vivi che riesco a percepire come te, la mia serena felicità mentre ti capisco ogni giorno un po’ di più, la tua golosa sorpresa di fronte ai gusti nuovi del cibo cucinato. E la nostra paciosa attesa di domani uguale uguale a oggi, rivissuto nello stesso identico modo. Perché oggi è stato di nuovo perfetto, come ieri.
Noi non ci saremo Argo quando questo meraviglioso mondo rotolerà chissà dove, ridotto chissà come.
Tra sette miliardi di anni, oppure tra vent’anni o tra cinquanta o cento noi non ci saremo. Oppure sì. Tutti e due affacciati all’oblò della navicella che Capitan Caronte traghetta da secoli per l’universo con i motori al massimo per approdare lassù su una nuova terra. Tutta da calpestare, senza ghiacciai che si sciolgono, senza alberi che muoiono, senza raggi di sole che trafiggono.
Una terra dove umani ed animali passeggiano, si incontrano, si sorridono e nessuno pensa ad ammazzare l’altro.
Una terra dove non esiste il tempo che passa e l’orologio non sarà mai inventato.
Perché su quella terra caro Argo, il tempo per morire non c’è più.

mercoledì 19 marzo 2008

Una furtiva lacrima

Scivola giù rotolando in mezzo al pelo biondo. La scorgo a tratti. Un po’ si nasconde, un po’ si fa vedere. Non so se ti è caduta dagli occhi o se, come sempre accade quando bevi, è un residuo di quella sete che ti bagna il muso.
Una lacrima inattesa dopo che ti ho accarezzato piano piano, in silenzio. Come faccio ogni volta che il mio cuore non ce la fa a contenere l’amore per te. Sto qui interdetta a guardarti. Chissà se piangi veramente mentre ci fissiamo negli occhi.
Qualunque cosa sia, carissimo Argo, è una goccia che inonderà la mia anima fino a che sarò viva. Quando io non ci sarò più la goccia esisterà ancora, quando tu non vivrai più la goccia non sarà morta. Una lacrima è una ricchezza spropositata per un essere umano o animale. Ma non lo sappiamo quasi mai. Una lacrima nasce da un mondo distante, scorre nel silenzio o nel fragore. Resiste anche se è una sola piccola goccia. Racconta storie di felicità e di dolore. Fa bene al cuore facendo male fino alla morte.
Come puoi aver pianto una lacrima? Deve essere stata l’acqua della tua ciotola. Come puoi esserti commosso per la mia carezza? Te ne faccio tante ogni giorno per farti abituare al mio amore. Eppure i tuoi occhi sembrano lucidi lucidi. Non sei stanco e non sei febbricitante e sei molto giovane per il dolore. E allora la goccia che cosa è? Forse è solo un sorso di quel fiume che ti scorre dentro vivo e argentino. Quel fiume che ho imparato a conoscere e a riconoscere da quando ci frequentiamo. Quel fiume in piena quando corri e scodinzoli per dirmi la tua felicità. Quel fiume fatto di gocce che inzuppano l’anima quando devi farmi sapere che mi vuoi insieme a te, nei tuoi giochi sfrenati. Quel fiume che di notte rallenta la sua corsa e scende goccia a goccia dentro di te, respiro dietro respiro. Quel fiume che mi ha già travolto più di una volta con sorprendente serenità, con risate assordanti e un abbaio adulto, rarissimo ma presente. Quel fiume che è la goccia della tua vita che scorre, come una flebo direttamente in vena. La mia trasfusione per continuare a fissare negli occhi il mondo e ad avanzare nella vita con te. Quel fiume dove spero di annegare quando l’ultima goccia sarà rotolata via, assorbita e asciugata per sempre dalla terra.

giovedì 13 marzo 2008

Domani è un’altra favola



La notte è azzurra.

Ci sono macchie di giallo dove le luci colpiscono e sfumano. Cammino con la testa immersa nel giaccone e tu saltelli con gli occhi vispi e attenti.

La nostra notte è azzurra. Nessuno dei due aveva sonno e così siamo usciti in cerca di favole.

Il silenzio è dappertutto, la pace è inverosimile.

In questa epoca di smog, traffico, rumore assordante noi siamo in mezzo al nulla. Questa notte da favola è tutta per noi. Qualcuno l’ha inventata stasera e proseguirà mentre avanziamo. Anzi, nasce sotto ai nostri passi. Ci avventuriamo per vicoli illuminati da lampioni altissimi, stelle perdute nell’altra metà del cielo con una luna bianca e rotonda che sembra una bocca aperta allo stupore. E sotto a quel grido muto e lucente ci rendiamo conto che stiamo bene insieme tu ed io. Non ci occorre molto per essere felici. Bastiamo noi due.

Alzi la testa verso di me ed io ti incito. Che importa dove porta la strada?

Non ci perderemo con il tuo fiuto! Mi affido a te e tu sai che ti proteggerò.

E’ questa la nostra forza ciclopica, Argo.

L’abbiamo scoperta finalmente. Sta crescendo la consapevolezza del nostro affetto, ci salda e ci riscalda il legame cresciuto inavvertitamente.

Dietro l’angolo c’è un bagliore sottile, una manciata di riflessi nati per caso e solo di passaggio. Sono i fari di un’auto che sfreccia via lanciando schegge di luci contro le vetrine, gli specchi, i nostri occhi feriti. Che sensazione strana ci fa provare questa città stasera.

Giriamo a caso, senza fretta, senza voglia di tornare veramente.

Giriamo scoprendo angoli sconosciuti che domani, con i raggi del sole, ci sembreranno comuni e senza magie.

Ma adesso è una favola questa passeggiata improvvisata. E’ una favola la vita.

Siamo nella favola tutti e due. Ed ecco che spunta un folletto dei boschi e ci saluta togliendosi il cappello. Barbone, elfo, creatura vera o finta, perché chiederselo? Si muove a saltelli, il suo ballo personale intorno alla vita.

Ci sorride cantando, si inchina davanti a te e poi si allontana vestito di stracci colorati che gli sventolano tra le gambe. Lo segui per un po’ incuriosito, annusi per un attimo il suo mondo.

Ma poi ti arrendi alla stanchezza. Sbadigli e invertiamo marcia.

Si torna a dormire.

Forse hai fretta di sognare per scoprire da dove viene quel folletto. Bisogna far presto o il mondo sconosciuto svanirà e non si potrà più varcare la soglia dell’inverosimile.

Appena a casa corri sul tuo cuscino. Ti sdrai, mi guardi ancora una volta e ti auguro la buonanotte.

A domani, Argo.

A sempre con te.

E domani è già un’altra favola.

Argo e il regalo della vita



Barbara ti osserva mentre giochi, ti muovi, ci guardi. Hai la fobia dei luoghi stretti e bui e delle altezze sconosciute. Lei pensa e poi dice la parola magica: agility!

Si mette carponi vicino a te e superi il tunnel.

Le sue braccia ti avvolgono e sali tranquillo sul passaggio sopraelevato.

Ti incita e trotterelli su e giù per il ponte. Hop! e salti felice dentro la ruota.

Come non sorridere? Sei un regalo infinito ogni giorno. Adesso capisco quel titolo: “cani e padroni felici”. Barbara è una fonte incredibile di iniziative e suggerimenti.

Paura dei rumori?

Palloncini e coccole.

La sedia si rovescia e tu scappi?

Avvicinamento e rassicurazione.

Prove di concentrazione? Disturbo durante la lezione con un altro cagnolino o un umano.

Lei raggiunge sempre il tuo cuore e lo riempie di nuove favole. E’ così precisa nella diagnosi e nella cura che durante la seconda lezione di agility salti e ti arrampichi da solo e a casa ti intrufoli sotto i divani e i tavoli senza più il batticuore.

Guardandovi è scoprire un tesoro nascosto.

Lei sensibile e attenta, tu infinita ricchezza.

E’ come quando torno a casa e hai il pianto in gola e la felicità nella coda.

Come posso essere questo grande regalo per te sempre così intenso e insostituibile?

Sei tu il dono inaspettato della mia vita.

Quanto è umile il tuo voler bene.

Quanto è magnifica la forza che dimostri ogni volta senza pretendere nulla in cambio. Accetti quello che ti do e te lo fai bastare.

Come se ti avessi donato la vita.

E non sai di essere tu a donarmela.

E questa sorpresa continua nel ritrovarti mi gonfia il cuore e mi affolla l’anima.

Ci sono luoghi e persone Argo, su questo immenso pianeta, che hanno la capacità di farmi sentire piccola ed umile ma anche grande quando in un pensiero raccolgo l’universo.

E’ questa eterna lotta tra nulla e tutto che ci rende così magici e speciali.

Da quando ho te Samarcanda non esiste più. Ci sono solo i tuoi momenti di tenerezza quando ti accucci in braccio a me a sentire il calore che rassicura e allontana la notte buia.

Ci sono i tuoi occhi con quella incredibile luce in fondo. Samarcanda oggi è un luogo di speranza infinita accucciata come te nella sabbia e nei miraggi del deserto dorati come il tuo pelo, come le tue sopracciglia.

Finalmente torno con il sorriso sulle labbra e dietro agli occhi l’ultima visione che ho avuto di te partendo.

L’ultima carezza che ti ho fatto, l’ultimo sguardo che mi hai lanciato.

Torno con la certezza di ritrovarti ad aspettarmi con la stessa fedeltà.

Con la stessa forza ciclopica nell’affermare che sono io la persona alla quale hai offerto la tua vita per un attimo della mia vita.

Sei una presenza così grande che rimpicciolisco di fronte all’esistenza intera.

Poi tu sospiri e l’universo mi accoglie di nuovo.

Ai confini della realtà

Ti sento sempre arrivare,

anche nel dormiveglia. Trotterelli felpato per casa fino a posare le zampe sul mio letto e poggiare la guancia sulla coperta per la prima carezza. Poi lo scodinzolio felice quando scopri che sono sveglia.

Mi alzo e tu ti siedi davanti al bagno mentre mi vesto per uscire.

La pasticca delle vitamine per te, la pasticca delle vitamine per me.

E via!

Coda alta e svettante, orecchie al vento, muso a terra.

Avanti, indietro, di lato, di corsa.

Ti immobilizzi all’improvviso e ti guardi intorno: dove sono i gatti questa mattina? E Lola, il tuo amore bianco e nero? Si prosegue con la pioggia, con il vento oppure con il sole che ancora non è nato. L’importante è vivere insieme questo primo momento.

Poi si torna a casa perché è l’ora della pappa!

Saltelli mentre preparo. Zampa destra, zampa sinistra. Zampe dietro, testa che gira da una parte all’altra.

Sembra la danza di Fred Astaire, il tuo personalissimo tip tap. Mangi e poi corri davanti al mobile dove c’è il biscotto.

Azzanni e via a gustarlo sul terrazzo, sempre che non piove.

Ti saluto e me ne vado ricordandoti che tornerò nel pomeriggio. Ti accucci mentre chiudo la porta e immagino quello che farai durante la mia assenza. Girerai per casa parlando con le persone che componevano la mia famiglia e che solo tu riesci a vedere? Dormirai felice trasformando in un attimo l’intera giornata? Riceverai la visita dei maghi che ti hanno creato e che ti proteggono e passerai con loro il tuo tempo?

Forse chissà…attraversi solo i confini della realtà e diventi magico, impossibile.

E voli sulla città fino ad arrivare al mio ufficio, per spiarmi in silenzio, per assicurarti che tornerò da te.

Quando la chiave gira di nuovo nella serratura tu già scodinzoli dietro la porta, ti agiti e piangi piano.

Ti ripeto: sì sono qui. Sono qui! Ma non ti basta, vuoi di più. Devo occuparmi di te sul serio. Non solo per giocare ma per parlare.

Soprattutto per parlare. Allora salti sul divano, pieghi la testa tra le gambe e inarchi il corpo verso l’alto.

Una posa impossibile che ti fa sprofondare in braccio a me.

Ti gratto piano piano dietro l’orecchio e sulla pancia e tu ti immobilizzi. E lì ci raccontiamo la giornata.

E’ un momento lungo, profondo, impalpabile. E’ il nostro momento e nessuno ce lo toglie. Nulla ci distrae.

A nessuno più di noi appartiene. Ed entriamo attraverso il confine della realtà nel mondo nel quale ci siamo trovati da un anno.

Amici per la pelle,

amici per la vita.

Amici e basta.

Lassù qualcuno mi ha amato


Quando sto con te. Quando la tua tenerezza straripa e cerchi le coccole, quando le fai.

Ho scoperto che sai fare le fusa. Il brontolio sommesso, dentro ai denti. Continuo, morbido come il tuo abbraccio e insistente e prepotente quando devi farti sentire. Con dolcezza ma devi dire che ci sei. Che tocca a me avere cura di te. E poi cambia il vento e tu lo annusi alzando il muso. Mi vieni accanto e mi distrai per occuparti di me. Il sole che è sorto al mattino ha frenato la sua corsa lassù e alle prime ombre ti sdrai sulla coperta e poggi la testa sul cuscino con il tuo nome ricamato sopra. Chiudi gli occhi, le zampe tese davanti al corpo. Una figura di ballo plastica e un pò divertente. Chiudi gli occhi per un pisolino mentre io mi occupo di altro. Non so chi ci protegge, Argo. Ma so che è sceso dall’alto e viene da lontano. E’ una magica ombra. Spia i nostri stati d’animo, allinea le rughe e spiana la strada in modo che possiamo percorrerla insieme. Cura i nostri sogni e li fa avverare. Uno alla volta, immancabilmente. Ci siamo arricchiti noi due stando insieme e adesso possiamo permetterci di donare un po’ della nostra ricchezza. Amiamo di più, ridiamo di più, viviamo di più. Moriremo di più, lo so. Dietro a tanto più di quello che c’era prima. Ma solo chi macera dentro di sé tutto il mondo può rinascere dalla cenere. Solo chi ha conosciuto la luce che se ne va può apprezzare veramente la luce che è rimasta. Siamo due forze della natura messe insieme. Dobbiamo solo spiegare le ali. Ce le siamo guadagnate sai, ma non ce ne siamo accorti prima. Eravamo separati. Tutti gli angeli nascono così, da un incontro perché in due si ridiventa uno ma più completo. Alza il muso e annusa, c’è la magia di quel volo sospesa a mezz’aria. Vederti ogni mattina al risveglio mi fa capire la cosa più importante di tutta la mia vita. Lassù qualcuno mi ha amato molto e per questo mi ha regalato te.

Quando gli alberi piangono brina e il mondo galleggia in silenzio penso a quello che ho. Tutti i progetti nuovi adesso mi sembrano un regalo infinito, tutta la vita che ho vissuto da un anno fa riesce a farmi sentire viva per la prima volta. Ho scartato il regalo più grande e inaspettato. Il tuo primo uggiolio dentro la carta colorata, un pacco dono, premio dei dolori passati. Una ricchezza senza valore perché non ha valore la ricchezza della felicità.

lunedì 28 gennaio 2008

Bibidi Bobidi Bù

Stasera sei particolarmente eccitato e giochi sul terrazzo sotto un cielo pieno di luci. Devo lasciarti per lavoro. Per la prima volta da quando stiamo insieme non ci vedremo per un po’. Sono addolorata e decido di lasciarti una favola, così ti chiamo con il tono di voce che uso per coccolarti e tu ti accucci accanto a me. Quale è la favola più grande, Argo? E’ quella vissuta dagli uomini.
C’era una volta un signore che immaginando un mondo diverso si è cominciato a chiedere: perché non farlo esistere, perché non condividerlo?
Questo signore era Walt Disney il papà di un popolo straordinario ed irripetibile. Il suo sogno da bambino lo teneva ben stretto nei pugni. Da grande ha deciso di liberarlo ed ha aperto le mani. E’ così che il suo è diventato il mondo di tante persone, non solo dei bambini. Allora questo signore ha cominciato a disegnare e tra le sue dita hanno preso vita mille personaggi fantastici. Ora lui non c’è più ma le sue creature seguitano a raccontare le favole a milioni di abitanti di questa terra. Come si può immaginare tanto e come si può renderlo così reale? Anche una donna ha sognato l’impossibile e per far addormentare la sua bambina di sera ha cominciato a scrivere una storia magica. Oggi è ricchissima perché Harry Potter è una favola mondiale. Ma forse questa donna era già ricchissima prima di cominciare a scrivere.
E poi ci sono i fratelli Grimm, Collodi. Fedro, Esopo, Andersen. Tanti esseri umani con dentro una favola. Non è giusto pensare che non c’è niente di vero, che è inutile e infantile. Le favole più grandi Argo sono il retaggio della vita di qualcuno che le ha sognate prima di viverle. Che le ha catturate e riposte in un angolo del suo cuore. E poi le ha urlate al cielo fino a farle ricadere su di noi sotto forma di pioggia. Ogni singola goccia ha colpito un essere vivente. Ogni essere vivente l’ha portata con sé. E’ così che si è trasmessa l’epidemia della favola. Un’epidemia che non fa vittime ma ti fa ugualmente ammalare di serenità. E da quando è iniziato il contagio l’umanità canta la formula magica Bibidi Bobidi Bù! aspettando che la zucca si trasformi in carrozza. Perché non crederci se per noi due la magia ha funzionato?
Adesso ti sei addormentato. Chissà che cosa sognano i cagnolini come te quando chiudono gli occhi. Forse sognano le favole e le creature improbabili che le popolano. Forse sognano i cuccioli pieni d’amore. Ecco è questa la favola.
La favola sei tu, Argo.

La nostra odissea

Quando tu eri ancora un pensiero dietro l’ultima stella io già viaggiavo intorno alla mia vita lasciando che il cuore mi scoppiasse sotto i colpi dei primi dolori. Poi mi riposavo sognando l’impossibile, mentre tu eri ancora nascosto dalla grande stella alla fine del cielo. Sentivo la tua mancanza ma non sapevo come saresti stato. Non avevi aspetto, suono o bellezza. Non avevo tempo tra un decollo e un atterraggio di disegnarti nella mia mente. Ma cominciavo a ripetere quello che sarebbe stato il tuo nome. Il nome che è stato dentro di me fin da bambina, da adolescente e da adulta: Argo. Il cane che aspettò il ritorno di Ulisse rifiutandosi di morire perché doveva rivedere il suo padrone.
Ma la storia è al contrario perché sono io che dovevo vederti prima di morire. E perciò a questo punto della mia vita ti ho aspettato. Sapevo che arrivavi per attraversare con me un tratto di esistenza e da lontano eri piccolo, morbido e trotterellando ogni tanto perdevi l’equilibrio. Avevi le orecchie svolazzanti e la lingua penzoloni fuori dalla bocca. Man mano che ti avvicinavi crescevi ed il pelo diventava fluente e cambiava sfumature. Quando eri a una spanna da me il muso si era allungato. Avevi perso l’aspetto del cucciolo per acquistare quello dell’adolescente. I tuoi occhi si erano riempiti d’affetto come i miei, ci eravamo riconosciuti. Sapevo che saresti stato mio dal momento in cui fossi entrato nella mia vita e saresti rimasto mio fino alla fine della mia o della tua vita. Tu saresti stato Argo.
Adesso mi sembra di non aver attraversato nessun mare e nessun deserto. Adesso mi sembra di non aver viaggiato mai dentro o fuori di me, di non avere avuto nulla nello sguardo e nell’anima da ricordare. Perché allora tu non c’eri ed io quando guardavo non vedevo. Adesso navighiamo insieme su questo mare finalmente un po’ calmo per approdare laggiù lontano lontano dove uno di noi due sbarcherà per primo. Laggiù dove chi resterà a bordo salperà ancora verso il largo ma poi come Ulisse tornerà per riprendersi quello che è rimasto indietro. La nostra odissea è tutta qui, Argo. Una vita da riempire con un giorno alla volta vissuto in due, fino alla fine del cielo. Fino ad andare a conoscere l’ultima stella, quella dove tu sei sempre stato un pensiero. Il mio.

Le prove di un abbandono

Lezione intensa quella di ieri. Barbara scopre la tua psicologia. Sei un cucciolo forte e deciso e la tua piccola grande anima trabocca di libertà. Lo dimostri in una indipendenza insospettabile: non mi cerchi se mi allontano. Perché? La risposta è facile: sei sicuro del mio ritorno. Troppo sicuro. Ti ho abituato alla mia costante presenza perciò se mi allontano sai che non è un abbandono.
E allora dobbiamo fare le prove. Io mi nasconderò e tu rimarrai da solo mentre Barbara studierà il tuo comportamento. Fino a quando non avrai imparato a piangere la mia mancanza, a richiedere la mia presenza. E io penso al nostro gioco a lasciarci, falsamente crudele perché scuola per garantire la tua incolumità. Ma nella esistenza di tanti animali l’abbandono è il morso inaspettato inflitto dall’uomo. E’ la frustata di cattiveria che fa rotolare nel fango come bestie, senza provare la felicità delle bestie.
Barbara studia i tuoi movimenti, alterna lezioni a relax, chiacchierate a tu per tu a occhiate complici. Tu assorbi tutto come una spugna, come tutti i cuccioli. Poi hai il momento della “pazzia” dei golden e dei labrador. Corri scatenato dando fondo a tutte le energie, salti euforico, guizzi tra le nostre gambe, ti allontani al galoppo lasciandoti dietro le zampe quella nuvola di polvere che vuol dire: grazie. Grazie!
Venerdì avremo un’altra lezione. Per oggi ce ne torniamo a casa avviandoci verso le sorprese divertenti di un altro giorno insieme, verso le piccolissime felicità che quando le vivi non ti accorgi nemmeno di quanto sono preziose fino a che non le ricordi. Verso la vita segreta che custodiscono tutti i possessori di animali, quelli che si amano. Quella vita straordinaria fatta di giornate con la sensazione del sole addosso e tutt’intorno anche se il sole non c’è. Quella vita straordinaria che sembra sempre l’inizio di un’altra primavera.
A spasso insieme, il più delle volte legati da un guinzaglio invisibile che è il cordone ombelicale. La promessa di un abbandono che non avverrà.

Argo e le briciole di Pollicino

Argo corre nel prato in attesa della maestra, mi insegue, si rivolta nella terra, annusa e poi obbedisce al richiamo.

Barbara ha sbriciolato i “premietti” e li tiene in una mano. Anche io li ho e cominciamo la lezione.
Seduto, a terra, di nuovo seduto, al piede. Coccole e briciole di biscottino che si perdono in un grappolo di margheritine, in uno zampillo verde smeraldo di una piantina che diventerà un albero, in un mucchietto di paglia più in là, in una collinetta di terra smossa.
Per tutto il prato noi Pollicini seminiamo le briciole involontariamente. Sono così piccoli i pezzi di biscotto che ti sfuggono dalle dita invece di finire nella sua bocca ma Argo seguita la lezione imperterrito.

Poi la farfalla bianca spicca il volo proprio davanti al suo muso e lui la rincorre curioso. Ormai si è distratto ma abbiamo concluso per oggi quindi gli lasciamo la libertà di sfogarsi.
E proprio in quel momento lui comincia il cammino verso casa. Come Pollicino.
Dove sono cadute le briciole? Con sicurezza le ritrova una ad una, le lecca e poi le ingoia. Per tutto il prato. Per tutto il tempo che gli occorre a fare il cammino a ritroso. Ok tutte raccolte.
Mi si avvicina, si lascia mettere il guinzaglio. E’ ora di andare a casa.
Ed io comincio a pensare a quel giorno nel bosco con Pollicino. O si chiamava Argo?...

martedì 22 gennaio 2008

Tu sei così

A volte mi chiedo: perché sei così?
Proprio tu, proprio con questo carattere, proprio con questo cuore.
Martina ti ha visto nascere. “E’ il più dolce” mi ha detto prima di affidarti a me. Barbara ti ha visto crescere: “E’ incredibile lavorare con lui” mi ha continuato a ripetere nel tempo.
Le persone ti guardano: “E’ bellissimo” mi dicono.
Ed io? Io ti adoro e non sono oggettiva.
E tu? Seguiti ad essere tu, senza cambiare se non esteriormente. Fedele a te stesso oltre che a me.

Argo possibile che non puoi usare le parole umane?
Sforzati, fa del tuo meglio. La tua anima raccoglie troppe cose per non fartele dire. Diventa più forte, lotta contro questo mutismo fisico. Vai oltre l’abbaio, l’uggiolio, i latrati. Fai finta di lanciare uno sguardo come quelli che lanci, con la stessa intensità. Ma fallo partire dalla gola invece che dagli occhi. So che ne sei capace.

Quante cose mi racconteresti con la stessa saggezza che usi nel comportarti, nell’esistere, nel giocare?

Tu sei così. E mi lasci senza parole…


E intanto è passato un anno. E’ passato in un volo, è passato con te. Mi chiedo come trascorrevano le giornate prima, nella pulizia asettica e nel silenzio, nell’incapacità di guardare vedendo, nella totale assenza di giochi sparsi. Dove erano le sensazioni morbide e dove il colore d’oro? Dove la presenza ansante mentre guidavo e dove la preoccupazione di tornare presto, più presto! Dove era il guizzo e il salto con la coda a mille, dove il dilemma: biscottino o osso? Con te che mi spii e intanto speri.

Dove eravamo tu ed io un anno fa? Mi sembra impossibile non dirti grazie, mi sembra impossibile che tu non lo capisca. E’ come quando ti osservo e aspetto una risposta. E tu rispondi a sguardi come parole ed emozioni. Ci parliamo così spesso, così tanto da avere ben chiaro tutti e due le regole, i limiti dell’uno, le difficoltà dell’altra e i sogni divisi a metà. E le soluzioni per seguitare a crescere vicini, in simbiosi. E’ come quando sei sdraiato sulla coperta ed io prima di andare a letto ti accarezzo e ti dico: buonanotte, a domani. E tu che sembri addormentato sollevi le palpebre e non ti muovi. Sospiri e richiudi gli occhi in pace. Quanto mi hai donato in un anno? Non riesco a quantificarlo. Lo intuisco man mano che andiamo avanti e la somma diventa impossibile. Mi hai tirato fuori da un abisso scuro scuro come i tuoi occhi, mi sono trovata di fronte ad un sole accecante ed era il tuo colore.

L’unica parola che posso recitare è: grazie. E’ piccola, non basta, è quasi tutto.

Con te non c’è bisogno di altro. Leggi dentro alle mie parole come leggi dentro di me. Devo solo poggiarti la mano sul capo per farti ricevere tutti i segnali del mio amore. Adesso che ci sei penso che esistevi da sempre vicino a me. Le nostre strade si sono incrociate come i binari che attraversano altri binari. E lì in quel punto abbiamo iniziato il cammino insieme. Per tutta la durata della tua vita con me.

Per tutta la durata della mia vita con te. Quello che ci riserva il domani sarà buono o cattivo, non importa.

Ci tengono insieme cavi d’acciaio che non si spezzano.

Sottili come capelli fragili e indistruttibili come sentimenti immortali.

Ci perderemo per un attimo e poi torneremo a passeggiare insieme.
Per tutto questo anno e per tutti i prossimi anni: buon compleanno e grazie.



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giovedì 3 gennaio 2008

La casa nella prateria

Non è il film,

è la vita.

La casa la vedi dopo una curva ed un cancello. C’è un odore di erba e rugiada buttato nell’aria che i cani annusano con la testa sollevata verso il cielo. La temperatura è frizzante ma il sole e il cielo trasparente la rendono sopportabile. C’è il contadino che arriva con la carriola e i legni per il camino. C’è gente nuova indaffarata a scaricare pacchi, coperte, attrezzi. Laura, Luca, Federico.

Tre persone intense che compongono una bella famiglia con Perla, socievole ed esperta ad aprire porte.

Angela e Michela sorridenti e innamorate di una coppia di fratellini pelosi che giocano tra loro con un affetto inverosimile. Michela è giovane, come Federico, e la loro allegria trasmette fiducia nel futuro. Se il mondo assomiglierà a loro potremo ancora scrivere poesie.



Adele organizza e racconta mentre Vickj cerca signorilmente di sfuggire alle avances di Argo.



C’è una tombola senza il 23. C’è un mazzo di carte senza le carte. C’è un 31 senza botti. A mezzanotte si accendono i fuochi di artificio più in là. Si sentono dei colpi in lontananza. Durano lo spazio di un minuto. Poi la quiete e le stelle dietro i rami spogli dell’albero. Qualche flash di Adele immortala l’universo. Parte il tappo della bottiglia ed è brindisi. I cani si svegliano tutti insieme mentre ci alziamo e ci abbracciamo intorno alla tavola. Sono biscottini per tutti che seduti e con gli occhi fissi su di me aspettano la ricompensa. Per noi un cucchiaio di lenticchie a testa x tradizione, ma sono così buone che se ne mangiano di più. Chissà se vale il detto: lenticchie a capodanno soldi tutto l’anno? Chi vivrà vedrà…E intanto il 2008 ha fatto il suo ingresso bussando piano, affacciandosi alla porta e mischiandosi tra noi. Un anno è finito.

Un anno è iniziato.

Insieme per fortuna.

Buon anno e buona fortuna.


Insieme per fortuna. Buon anno e buona fortuna.

mercoledì 28 novembre 2007

Può la magia tutto quel che vuoi tu…


Se puoi sognarlo, puoi farlo caro Argo.
E’ per questo che la magia mi è tanto cara. A lei mi affido quasi sempre e quasi mai mi delude. C’è la magia intorno a noi, ma alcuni non se ne accorgono.
Sognano però e non sanno quanta magia contiene il loro pensiero. Sperano e non conoscono la dose di magia sciolta in quella speranza.
Ogni giorno un pezzetto di sole rimane fissato dentro il nostro sguardo e guardando altrove lo riproduciamo inconsapevolmente.
Ogni giorno mi sorprendo scoprendo i tuoi begli occhi scuri posati su di me che mi raccontano in silenzio tutte le favole care al mio cuore.
Ne sai così tante che mi manca il tempo di ascoltarle tutte.
C’era una volta è la favola che amo di più ed è cresciuta con te, un affondo nel tuo animo più nascosto fino a vedere il cambiamento.
Sembrava un processo infinitamente lento all’inizio e adesso è irreversibile, veloce come un lampo.


Una favola fatta di pazienti soste a spiarmi accucciato nei luoghi più familiari al tuo cuore.


C’era una volta un grande cielo tutto contenuto nei begli occhi attenti. Nel petto che si alza ritmico sotto la spinta del cuore, nell’anima calda che ricorda i lunghi giorni d’estate. Ogni attimo una sorpresa, un regalo.
Dov’è il tuo limite, dove ti consumi, dove ti rigeneri, da dove vieni, dove andrai? Tornerai in quel mondo dal quale sei arrivato?
Quel mondo dove si cammina a quattro zampe lasciando un’unica impronta d’amore. Là dove il castigo per chi vi maltratta è camminare a quattro zampe per cercare il cuore che ha perso. E tu cresci piano e velocemente, accanto a me.
Cresce il tuo peso, il tuo pelo, le tue dimensioni. Cresce e si espande il tuo cuore, lievita la tua anima. Sei il lampo dorato laggiù in fondo ad aspettarmi con gli occhi puntati sui miei passi. Sei lo scatto, la corsa a perdifiato che mi travolge se non sto attenta. Barbara in questi mesi ci ha osservato ed ha scoperto che il gioco ci unisce a filo doppio. Perciò le lezioni di obbedienza le facciamo giocando. E tu rispetti i comandi col cuore festoso mentre io sono serena perché non ti sto intimando un ordine.
Vedi Argo è questa la conoscenza. Lo stare insieme in armonia.
Così come ci ha insegnato Barbara. Tutto il resto comporrà la nostra vita, là dove inizio io nella tua anima, là dove termina la tua presenza nel mio cuore. Penso al cucciolo che era in te e che è già fuggito via. Oggi sei più forte e sicuro. Mi dai protezione mentre ieri me la chiedevi. Sei la mia guardia del corpo, la mia ombra sottile e resistente.
Mi cerchi se non mi vedi, mi chiami se mi allontano. Sono la tua sicurezza, la tua compagnia. Sono il mezzo per arrivare dove non puoi.
Sei la capacità di farmi sognare, sei la ragione per la quale torno. Sei la sensazione percepita di una rarità preziosa e inaspettata che ti cambia la vita e ti chiedi: me la sono meritata? Poi tu abbai e scodinzoli e allora sorrido.
Sì sei la mia ricchezza, Argo.
Da qui all’eternità dove “c’era una volta” con te è già diventato “per sempre”.

lunedì 5 novembre 2007

Il grande Cuore di Argo

Siamo appena arrivati. Nella villa recintata puoi giocare con gli altri cagnolini e qui vi ritrovate sempre con tanto chiasso e tanta polvere mentre vi abbracciate zampettando. Sei quello che va a incitare il branco. Quello che si accuccia e poi abbaia fino a quando riesce a portarsi dietro una carica dei 101 in un polverone uggiolante di felicità. Più in là c’è il mastino malato di tumore che il suo papà sta curando con la chemioterapia.

Si stacca dal gruppo e mi posa le zampe addosso mentre solleva il tronco perché mi conosce e vuole una coccola oppure un biscottino. Mi sbilancia un po’ perché è pesante e lo sostengo cercando di non cadere.
Non mi rendo conto di quello che accade fino a quando non ti sento vicino vicino con in gola un ringhio duro e continuo che ti è nato nella pancia e ti sfugge dai denti. Mi gela la sensazione che provi perché in quel suono sento un odio pesante. Sei il mio cucciolo dolcissimo, non ti eri mai esposto alla reazione di un cane adulto. Hai sempre mostrato intelligenza e sensibilità fino ad oggi, fino ad ora.

Ti metto il guinzaglio sconcertata e ti allontano dal mastino. Tu salti, tiri e seguiti a ringhiare verso di lui che se ne va mogio mogio. Non riesco a calmarti e per tutta la strada ti chiedo: perché? Che cosa ha riempito di rabbia il tuo cuore verso quel cane per il quale hai mostrato sempre tenera attenzione sentendolo malato? La risposta arriva il giorno dopo. Torniamo alla villa e il volpino con il quale hai un chiaro rapporto d’affetto ti annusa felice. Te ne vai con lui verso il prato nella zona panchine. Io mi fermo a salutare la sua padrona. Arriva anche il papà del mastino. Tutti e due all’unisono mi dicono: Argo ti difenderà con la sua vita, sei una mamma fortunata.


E allora in un flash capisco tutto, mi stavi proteggendo da quello che ti era sembrato un attacco!
Avevi interrotto il gioco per correre a combattere per me e con me. E’ una scoperta che mi ammutolisce. Il mastino avrebbe potuto sbranarti se fosse stato veramente aggressivo perché è il doppio di te. Ma è vero che la rabbia centuplica le forze e tu in quel momento eri un gigante, l’ho sentito dal tuo ringhio, un suono che non credevo tu potessi emettere.
Adesso che conosco la tua generosità mi sento anche più umile di fronte al tuo cuore. Quando imparerò ad essere sconfinata come te, con un’anima così piena di sole? Grazie Argo perchè fedeltà e amore sono prerogative dei grandi.
E non importa su quante zampe camminano.

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